Regione Autonoma della Sardegna

Chiesetta San Pietro Apostolo

Dopo 130 anni la Chiesa di S. Pietro riacquista le sue fattezze originarie, quelle di un minuscolo ma significativo esempio di architettura Romanico-Pisana (la chiesa ha subito, nell'ultimo periodo, un accurato restauro che l'ha riportata alle sue antiche origini, modificata nel XVII° secolo).

Eretta intorno al 1225 d.c., dai Pisani ''risalente al XIII° secolo, circa 750 anni fa'' con una bella facciata in stile Romanico ed un interno povero.


 

Fu luogo di raccolta di quanti, fuggiti dalle malfide coste di Pula e Sarroch, teatro nei secoli precedenti di sanguinose incursioni dei Mori, ''rapivano gli abitanti della zona per poi torturarli, renderli schiavi e venderli'' avevano trovato a ridosso dei monti un provvisorio rifugio, "Sa Cresiedda" rappresentava un punto di riparo dalle conquiste straniere. Particolare della chiesetta Romanica di San Pietro: il Campanile.

Un tempo le campane della chiesa "di stile Spagnolo con lavorazione sui bordi" erano due. Quella che manca, secondo una leggenda, sarebbe stata trafugata più di un secolo fa. Decine di archetti pensili ornano la piccola chiesa di San Pietro, la cui festa si svolge tutti gli anni alla fine di Giugno.

Situata al centro di una piazza a forma circolare, ''anticamente dove ora ce la piazza sorgeva il cimitero perchè così gli abitanti del paese non erano costretti a spostarsi per andare a onorare i propri defunti''.
 

Originariamente l'interno della chiesa era di terracotta e lastre di granito calcareo. L'altare era interamente di granito con le scale laterali "dove venivano deposte le candele". Nelle nicchie c'erano le statue dei Santi: San Pietro era posto in alto dentro una vetrina chiusa a chiave, e dietro la porta c'erano Cosimo e Damiano due fratelli diventati Santi. San Antonio era dove ora c'e la vasca, nelle altre nicchie c'erano "San Luigi Gonzaga" e San Pasquale posto nella nicchia sopra la porta piccola. Al centro della stanza c'era la statua della Madonna "l'Assunzione" deposta dentro una vetrina, sopra un lettino di legno con dei fiori intagliati. In ogni lato del lettino c'era un Angelo. La vergine sembrava addormentata e pareva che gli Angeli la stessero portando verso il paradiso per l'Assunzione. Aveva un vestito di raso, un giglio bianco nella mano e ai piedi portava un paio di sandali d'argento. Il pavimento della chiesa era tutto lastricato di pietre "come le strade Romane". Durante la messa che era tutta in latino, il Sacerdote dava le spalle ai fedeli, "perchè non si poteva vedere il sacerdote celebrare la messa".

Fra alcuni reperti che si trovano dentro la chiesa c'e una lastra di pietra scritta in latino della quale non si è ancora constatata la reale provenienza, infatti si presume "stando ai racconti dei vecchi del paese" che sia stata trasportata da un abitante di Villa San Pietro con il suo carretto per portarlo a casa propria e usarla come poggia piedi, dalla chiesetta dedicata a San Nicola "adesso inesistente" dove ora sorgono caseggiati, nella vicina località Perd'e Sali.
 

Molte altre persone invece insistono nell'affermare che quella lastra sia stata trovata sotto la chiesetta dove si pensa che durante le conquiste da parte di altre popolazioni, si fosse costruito un tempio in onore degli Dei dell'Olimpo.

Si dice che sia stata ritrovata perchè un abitante del paese sognò la lastra e quindi si scoprì la sua esistenza.

Possediamo un vasto numero di iscrizioni votive latine. La loro diffusione è notevole. Sono state ritrovate presso Nora in Sardegna, dove il testo è attualmente conservato in una piccola chiesa di paese: la chiesetta di San Pietro Apostolo di Villa San Pietro; in diverse città del Nord Africa; in Dalmazia, dove la pietra è stata riutilizzata nel muro di una chiesa; e persino nelle più lontane propaggini dell' Impero, nel forte di Housestead sul Vallo di Adriano( tra l'Inghilterra e la Scozia).

 

Traduzione delle scritte in lationo poste sulle pietre della Chiesa di San Pietro Apostolo

Dis Deabusque secundum interpretationem Oraculi Clari Apolinis
(Agli Dei e alle Dee secondo l'interpretazione dell'Apollo di Claros)

Sicut Cervus desiderat d fontes aquarum. Ita desiderat anima mea ad te desu
(Come il cervo desidera bere alle fonti delle sorgenti così Dio desidera la vita e l'anima da te)

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